2. guadagni degli intermediari
Nel solo tratto che va dal campo di produzione al porto d’imbarco il caffè che beviamo può passare per quattro mani:
coltivatore –> commerciante che fa la raccolta a domicilio –> grossista –> fabbrica di decorticazione –> esportatore.
Tra questi chi guadagna meno di tutti è il coltivatore e più di tutti è l’esportatore (3000 volte in più rispetto al coltivatore).
C’è chi guadagna ancor più dell’esportatore: lo Stato.
Lo fa sotto due vesti:
1) come ente assicuratore:
- ogni anno il governo infatti decide il prezzo di vendita del caffè ad ogni passaggio, tenendo spesso poco conto dei prezzi in vigore sul mercato internazionale. Un’apposita cassa statale detta “cassa di stabilizzazione dei prezzi” farà in seguito da cuscinetto: darà la differenza agli esportatori se i prezzi mondiali sono più bassi di quelli fissati dal governo; se invece i prezzi sono più alti intascherà la differenza.
Queste casse esistono soltanto in alcuni paesi e per alcuni prodotti. Ad esempio nel 1980 la cassa di stabilizzazione dei prezzi in Costa d’Avorio si appropriava del 47% degli introiti derivanti dalla vendita del caffè.
2) come rappresentante della collettività :
- lo stato si procura denaro da caffè, cacao, banane, ananas, imponendo tasse, spesso altissime, alla loro esportazione. Ad esempio nel 1986 in Uganda questo tipo di tasse rappresentarono il 67% di tutte le entrate fiscali.
Dunque il contributo di contadini e braccianti per il proprio paese è alto, ma raramente ottengono indietro vantaggi o tutele; la maggior parte delle volte infatti i soldi che essi forniscono ai governi sono spesi a favore delle classi agiate e per il rafforzamento del potere dei governi stessi.
I bilanci pubblici indicano che in molti paesi del sud del mondo le spese per armamenti sono tra le voci principali, spesso molto più alte di quelle per educazione e sanità .


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