3. vendite a termine

I commercianti locali e i governanti sostengono che la povertà  dei contadini non dipende tanto da loro, quanto dall’andamento del prodotto sul mercato internazionale: i prezzi che essi pagano ai contadini aumentano se aumentano quelli sul mercato internazionale, altrimenti diminuiscono.

il caffè in borsaSul mercato internazionale i prodotti tropicali sono piazzati tramite borsa o per contatti diretti. Queste borse sono agenzie che mettono in rapporto tra loro venditori e compratori di un prodotto: per il caffè sono le Borse di New York e Londra.

Nelle borse si trattano partite di immediata consegna e inoltre si possono stipulare contratti a termine: si mette in vendita il prodotto ancor prima di poterlo consegnare, ad esempio nel caso del caffè quando è ancora sulla pianta; gli agricoltori non ricevono subito il denaro, ma si accontentano di stipulare con il compratore un contratto in cui viene fissata la quantità  venduta, il prezzo e la data di consegna.
Il compratore è possessore di una quantità  prenotata di caffè e può decidere di rivenderla ad un altro ad un prezzo nuovo; può accadere che la consegna reale avvenga ad un acquirente che ha comprato il caffè dopo molti passaggi; da queste attività  di compra-vendita nasce la speculazione, che fa guadagnare proprio su queste variazioni di prezzo che si hanno tra la firma del contratto e il momento della consegna della merce.
La speculazione prospera se sul mercato si creano momenti di scarsità  del prodotto, e spesso artefici della speculazione sono proprio le grandi multinazionali per la loro grande capacità  di acquistare e immagazzinare il prodotto; in questo modo alcune multinazionali riescono a controllare la quasi totalità  del mercato dei prodotti tropicali e si arricchiscono.

Negli ultimi anni il prezzo internazionale del caffè è sceso costantemente, ma il prezzo al consumo non molto. In effetti la maggior parte dei soldi che noi paghiamo per consumare caffè si ferma nel nord del mondo: il prezzo del caffè al dettaglio è 7 volte maggiore di quello pagato ai paesi produttori.
Per ogni euro che paghiamo per un pacchetto di caffè, ben 0,87 euro si fermano nel nord e solo 0,13 euro tornano ai paesi produttori; a loro volta questi 0,13 euro devono essere divisi tra stato, esportatore, grossista, fabbrica di decorticazione, per cui ai contadini arriva appena il 3-4% del prezzo finale!

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