Il “Decalogo della buona distribuzione” per disimballare i supermercati

Sull’onda dell’emergenza rifiuti in Campania, Legambiente rilancia “Disimballiamoci”, un’iniziativa che ha l’obiettivo di modificare stili di vita individuali e il modello produttivo, responsabili della produzione di montagne di rifiuti sempre più complicate da smaltire.

«Anche noi possiamo concorrere ad invertire la tendenza, dicono a Legambiente, facendo una riflessione: quando portiamo a casa la spesa quante sono le cose che dalla busta del supermercato vanno direttamente nella pattumiera?
La scatola di cartone del dentifricio, il cartone che tiene insieme le tre lattine di pelati, il polistirolo e la plastica in cui confezionano frutta, verdura, formaggi… la lista potrebbe essere lunghissima!».

E’ per questo che il 1 marzo i volontari di Legambiente saranno fuori dai supermercati a caccia di imballaggi inutili.
“A quattro anni dall’ultima edizione di “Disimballiamoci” vogliamo rilanciarla di nuovo in tutta Italia, spiegano al Cigno verde, incontrando le persone davanti ai supermercati per orientarle verso l’acquisto di prodotti che tengano in conto la salute del pianeta.
Disimballiamoci! Basta con gli sprechi inutili, basta con le chiacchiere, cominciamo noi, subito, adesso, a diminuire i rifiuti. Se siamo tanti e uniti possiamo influenzare il mercato con acquisti consapevoli, meno impattanti, e che incidono meno nei nostri bilanci”.

L’Associazione ambientalista informerà  i consumatori con la campagna “Disimballiamoci”, ma non solo: proporrà  anche ai supermercati nei quali sarà  presente il “Decalogo della buona distribuzione”, chiedendo di adottare subito almeno uno di questi 10 punti:

1) Favorire la vendita di prodotti (pane, frutta, verdura, affettati, formaggi) al banco, disincentivando l’utilizzo di vaschette e imballaggi in plastica e polistirolo.
2) Evitare le confezioni multiple e multimateriali (es. merendine imballate singolarmente nella plastica, raccolte in una scatola di cartone, imballata a sua volta in un involucro di plastica).
3) Vendere prodotti concentrati e ricariche (es. detersivi), con imballaggi più sottili e meno voluminosi.
4) Adottare i dispenser, ovvero distributori che permettono ai clienti di acquistare pasta, detersivi, detergenti alla spina favorendo ogni volta il riutilizzo degli stessi imballaggi.
5) Limitare la distribuzione di prodotti usa e getta (es. bicchieri, piatti e posate in plastica) ed eventualmente proporre come alternativa stoviglie realizzate in plastica biodegradabile.
6) Preferire gli imballaggi e prodotti realizzati con materiali riciclati e facilmente riciclabili.
7) Evitare il più possibile la vendita di prodotti con imballaggi voluminosi e inutili.
8) Introdurre prodotti con marchi ecologici, garanzia di ridotto impatto ambientale.
Alcuni esempi di etichette ecologiche sono:
-l’Ecolabel, marchio europeo di certificazione ambientale utilizzato per i detersivi, la carta per usi igienici, le risme di carta, le pitture e le vernici, ecc.
-i marchi FSC e PEFC (che contraddistinguono i prodotti da legno proveniente da foreste certificate) usati per la carta, i fazzoletti, lo scottex, ecc.
9) Informare la clientela dell’esistenza di prodotti a ridotto impatto ambientale attraverso azioni di sensibilizzazione che invoglino i cittadini a scegliere i prodotti “amici dell’ambiente”.
10) Introdurre prodotti del commercio equo e solidale.

vedi articolo originale http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=12109

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